Una nuova identità, la stessa direzione
Il racconto del rebranding che riflette chi sono oggi.
Come anticipato nel precedente post, ecco i ragionamenti che hanno guidato il mio progetto di rebranding personale.
Origini
Sono partita da un’analisi oggettiva dell’identità che mi ha accompagnata dal 2009: il quadrato con la penna Wacom, ormai riconoscibile e riconosciuto.
Nel tempo mi è capitato spesso di incontrare persone che, pur non sapendo ancora chi fossi, ricordavano il mio marchio. Quel riscontro, spontaneo e sincero, è stato per me un motivo di grande orgoglio. Mi ha fatto capire che quel piccolo segno, nato quasi in silenzio, aveva trovato davvero il suo posto.
Ho sempre amato il fatto che suscitasse curiosità e domande, e che chi ne scopriva il significato cogliesse immediatamente l’essenza del mio lavoro: precisione, tecnica e un lato artistico che trova il suo spazio nei gesti più creativi.

Ricerca
Da qui sono partita.
Ho disegnato a mano su carta, poi su iPad, infine ho trasportato tutto nel computer, lavorando rigorosamente in bianco e nero, come vuole la progettazione. Questo mi ha permesso di concentrarmi sulla struttura, sul layout e sulla gerarchia visiva, senza la distrazione emotiva e percettiva del colore.
Ma il colore, per me, ha sempre avuto un valore profondo, e volevo mantenere le cromie che mi hanno accompagnato in tutti questi anni.
Il viola è un colore complesso: un equilibrio tra calma ed energia, istinto e razionalità. È il primo colore di cui mi sia innamorata da bambina, quando rosa e azzurro erano etichette più culturali che cromatiche. Per me il viola era, ed è, un superamento, un ponte tra due mondi.
Il verde, quasi il suo opposto, porta equilibrio, crescita e rinnovamento. Insieme rappresentano una combinazione che sento da sempre “mia”: un contrasto armonico, stabile ma pieno di movimento. E, in qualche modo, raccontano quel dialogo continuo tra razionalità e creatività che accompagna il mio modo di lavorare.
Negli anni sono rimasta fedele ai miei valori, ma sono cambiata anch’io. Sono maturata professionalmente, ho ampliato lo sguardo, e sentivo il bisogno di una palette altrettanto ampia, capace di valorizzare meglio i miei colori principali.
Ho aggiunto nuove tinte per costruire un sistema cromatico più ricco, distintivo e flessibile.

Identità
Un altro passo importante è stato il nome.
Amo la calligrafia: è un tratto personale, viscerale, che parte dalla mano prima ancora che dal software. Scegliere un carattere tipografico esistente sarebbe stata la scelta più rapida, ma anche la meno distintiva e rappresentativa.
Così, partendo dalla mia firma, ho scelto una strada audace e molto identitaria: utilizzare solo Valentina come segno distintivo. Una vera e propria firma, personale e costruita da me.
Forse togliere il cognome è stata una scelta coraggiosa… forse azzardata. Ma volevo che fosse una firma: dinamica, equilibrata, controllata e un po’ ribelle. Una sintesi molto sincera di come sono oggi.
Per sostituire la penna Wacom ho ripreso un elemento che appartiene profondamente al mio lavoro quotidiano: lo strumento delle curve di Bézier. Per i non addetti ai lavori è ciò che permette ogni curva perfetta nel design vettoriale: uno strumento essenziale, trasversale, tecnico.

Linguaggio
Non mi sono limitata a reinterpretarne l’icona: ho creato un intero set di simboli, ridisegnando gli strumenti che uso più spesso. L’obiettivo era farli miei, senza violare copyright e mantenendo un linguaggio visivo coerente.
È stata forse la parte più impegnativa a livello di tempistiche del progetto: raggiungere armonia e coerenza geometrica in simboli così riconoscibili richiede pazienza, test continui e tanti micro aggiustamenti.
Ma è stato anche uno dei passaggi più appaganti. Mi ha dato modo di rallentare, riflettere, osservare da vicino il mio processo e trasformarlo in qualcosa di visibile.
È la parte di me più tecnica, precisa e affidabile, quella che i miei clienti riconoscono nei flussi di lavoro reali.
La combinazione tra la mia firma calligrafica e il set di icone è diventata così la naturale evoluzione della mia identità.
Sistema
Desideravo un marchio “aperto”, dinamico.
Volevo un sistema visivo flessibile, modulare, che potesse adattarsi ai diversi contesti della mia attività: progettazione, formazione, consulenza. Elementi che potessero respirare, dialogare tra loro e raccontare sfumature diverse di me.
Ecco quindi una firma, un simbolo che richiama un logo e un set di icone che rappresentano la mia nuova identità.
Per arrivare qui è stata essenziale un’analisi attenta del contesto, del target e del mio posizionamento. Negli ultimi anni il mio lavoro è cambiato: alla progettazione grafica si è affiancata la formazione specialistica, oggi parte fondamentale della mia attività.
Sento la responsabilità, e la bellezza, di trasmettere ciò che so: non solo la tecnica, ma anche la cultura visiva, l’approccio, la consapevolezza progettuale.
È questo che voglio raccontare attraverso la mia nuova identità: un equilibrio tra design, colore, metodo e pensiero.

Sguardo finale
Sono profondamente onesta nel dire che non sono la progettista più brillante sul mercato.
Ma so valutare, analizzare e scegliere con consapevolezza.
Lavorare sul proprio rebranding è una delle sfide più complesse per chi fa il mio mestiere: si perde la distanza critica, si è contemporaneamente cliente e art director, e ogni decisione pesa il doppio.
Le scelte che ho fatto sono tutte motivate e ragionate sulla mia realtà. Probabilmente un designer esterno avrebbe intrapreso altre strade, ma questo progetto racconta appieno il mio modo di vedere, di pensare e di lavorare.
Il tempo dirà se le scelte fatte saranno quelle giuste.
Io, intanto, spero di avervi accompagnato dentro la mia riflessione e, magari, di avervi incuriosito.
Se stai pensando di rinnovare l’identità della tua attività, o di portare più consapevolezza nei tuoi progetti visivi, puoi scrivermi: sarò felice di ascoltare la tua storia e capire come possiamo riscriverla insieme.
